venerdì 7 luglio 2006

Il tetto sulla città

Ricordo una notte passata a sedere su un furgoncino accanto a mio padre. La ricordo benissimo poiché c’erano alberi di Natale colorati nei giardini e luci accese. Ricordo di me portato a cavallo da un cane mastino per tutta la casa. Ricordo i pulcini gialli gialli allevati nelle incubatrici che nascevano a centinaia. Ricordo la neve di Torino. Ricordo di quella volta che andando a scuola andai a sbattere addosso ad un palo della luce perché per la nebbia non lo vidi. Ricordo della nostra Giulia bianca con delle grandissime musicassette che suonavano Califano, Celentano... Ricordo di un viaggio Torino Civitavecchia fatto terrorizzato sulla nostra Dino Ferrari rossa fatto in quattro ore e mezza. Ricordo che sono nel corridoio di casa… suona il campanello… mia madre va ad aprire… due Carabinieri in divisa le chiedono di mio padre… lui arriva… gli vogliono mettere le manette… lui dice “per favore non davanti al bambino”… non gli danno ascolto... Ricordo del primo e ultimo giorno alla scuola calcio della Juve… Ricordo la lettera che mi scrisse la mia Maestra delle elementari… Ricordo che avevo paura a prendere l’autobus in quella piazza, perché dicevano che lì le BR avrebbero potuto farci un attentato. Ricordo la lucidatrice. Ricordo di quando andavo a trovare mio padre in carcere, ed ero felice. Ricordo la mattina del 25 dicembre ed io e mio fratello ci alzavamo all’alba per scartare i regali, amavo il Lego e c’era sempre una grossa confezione e passavo tutta la giornata a fare case e barche con quei mattoncini verdi a forma di tegola. Ricordo quel giorno in cui mia madre ubriaca mi insultò in un modo così pesante che non ho più dimenticato quelle parole. Ricordo che avevamo un grosso televisore e l’immagine a colori di un mazzo di fiori, ferma per minuti… Ricordo quando sono scappato di casa per quindici giorni e sono andato a Pisa, ed ho passato una notte sull’erba di Piazza dei Miracoli ed andavo a mangiare alla mensa universitaria, a Firenze mi ricordo di un gelato buonissimo, che mangiavo per cenare, sempre allo stesso posto, sul margine dell’Arno, e poi a Venezia arrivato alla mattina prestissimo, le piazze vuote e in giro solo spazzini con strani carretti per salire sugli scalini dei ponti. Ricordo le mie amiche al liceo. Ricordo la brutta sensazione di quel giorno che cominciava il quarto ed io non ero lì con i miei compagni. Ricordo il giorno che ho visto per la prima volta Erika. Ricordo, ricordo, ma sono felice.

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